Un testo pubblicato nel settembre 1999 a firma di Enrico Anticooffre un quadro storico e sociale di Tuoro. Latestimonianza ricostruisce le dinamiche comunitarie, le pratiche di gestione delle risorse e l’evoluzione urbanistica di questa località cilentana tra la prima e la seconda metà del Novecento.
La gestione collettiva delle risorse idriche
Prima dell’acquedotto pubblico, il borgo — abitato a metà del Novecento da circa 160 persone divise in 22 famiglie — disponeva soltanto di due pozzi all’interno del centro abitato.Per fronteggiare la scarsità d’acqua, specialmente durante i mesi estivi, la comunità aveva concordato regole precise: l’acqua dei pozzi di paese era riservata esclusivamente all’uso domestico primario, con il divieto di impiegarla per il lavaggio della biancheria o per la preparazione delle malte edili.
Le attività di lavaggio venivano quindi svolte all’esterno dell’abitato, presso il pozzo di Satro o il pozzo del Volpaio, dove le donne si recavano quotidianamente trasportando i panni a piedi o con l’ausilio di asini muniti di barili.
Modelli sociali e usanze comunitarie
Il testo descriveuna struttura sociale basata sul mutuo soccorso e sulla condivisione. Durante il periodo invernale, la macellazione dei maiali veniva pianificata in modo collettivo nel pomeriggio del sabato, permettendo ai vicini di aiutarsi reciprocamente nei lavori e di condividere i momenti conviviali la domenica successiva.
L’organizzazione del lavoro agricoloera accompagnata da forme di canto tradizionale, come le “canzoni alla cilentana” intonate durante i lavori nei campi. I punti di aggregazione giovanile erano localizzati nell’area dell’antica aia, situata nella parte alta del paese.Sotto il profilo delle infrastrutture e dei trasporti, l’accesso ai mezzi su ruota e lo sviluppo dei primi magazzini dedicati al commercio delle castagne si consolidarono unicamente verso la fine degli anni Cinquanta.
L’aspetto architettonico e l’arena rossa
Un elemento distintivo dell’abitato di Tuoro era l’uniformità cromatica dei fabbricati, caratterizzati da una tinta ruggine.Tale colorazione deriva dall’uso nell’impasto della malta di un’arena rossiccia estratta in siti limitrofi al borgo, preferita all’arena di fiume per ragioni economiche e di facilità di trasporto.
Il progressivo spopolamento, l’abbandono di alcune abitazionie gli interventi di ristrutturazione realizzati negli ultimi decenni del secolo scorso hanno modificato l’omogeneità visiva originaria del borgo, segnando la transizione dal modello agro-pastorale tradizionale verso nuoviassetti abitativi e sociali.


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