Il riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta, ottenuto a livello europeo nel 2008, ha formalizzato il legame storico e agronomico tra la coltura del castagno e il comprensorio del Cilento.La delimitazione geografica del disciplinare comprende circa ottanta comuni compresi tra il Vallo di Diano, i Monti Alburni e l’area cilentana,trovando nel territorio comunale di Roccadaspide il fulcro produttivo e promozionale.Questo perimetro geografico non rappresenta soltanto un limite amministrativo, ma definisce un habitat specifico in cui la presenza del castagno da frutto ha modellato sia il paesaggio collinare sia l’economia agricola locale.

I castagneti destinati alla produzione del Marrone di Roccadaspide sono collocati in una fascia altimetrica compresa tra i 250 e i 1.000 metri sul livello del mare.La variabilità orografica e l’esposizione dei versanti creano microclimi caratterizzati da accentuate escursioni termiche tra il giorno e la notte, fattore determinante per la sintesi zuccherina e per la compattezza dei tessuti del frutto.

Il disciplinare di produzione seleziona le varietà afferenti alla specie Castanea sativa, individuando tre ecotipi prevalenti che garantiscono una copertura scalare della stagione di raccolta.L’ecotipo Marrone rappresenta la componente maggioritaria, apprezzato per la pezzatura elevata e la regolarità morfologica.A questo si affiancano l’Ansillora, varietà a maturazione precoce che consente di avviare le operazioni di raccolta già nella prima fase autunnale, ela Santa Maria, cultivar a maturazione intermediache assicura continuità produttiva e buone rese di sgusciatura.

Sotto il profilo morfologico, il frutto si presenta con una forma prevalentemente semisferica o elissoidale, con un pericarpo di colore marrone castano tendente al rosso bruno e striature scure poco marcate.L’elemento chiave che definisce il valore tecnologico della materia prima riguarda la conformazione dell’episperma, ovvero la pellicola interna. Questa si presenta sottile, poco aderente e con una penetrazione minima all’interno dei cotiledoni, riducendo drasticamente la percentuale di frutti con suddivisione interna, comunemente definiti settati.

Tale caratteristica anatomica facilita le operazioni di sbucciatura, sia manuale sia meccanica, minimizzando lo scarto e preservando l’integrità del frutto. Lapolpa, di colore bianco-crema, si distingue per una consistenza soda e croccante che garantisce un’elevata tenutastrutturale durante le lavorazioni ad alte temperature, evitando lo sfaldamento del prodotto durante la cottura.

La gestione dei castagneti segue regole rigide volte a preservare l’equilibrio vegetativo delle piante e la qualità intrinseca del raccolto. Il disciplinare vieta l’impiego di concimi di sintesi e fissa un limite massimo di resa produttiva pari a 3,5 tonnellate per ettaro, una soglia studiata per evitare il sovraccarico delle chiome e garantire un apporto nutritivo omogeneo a ciascun frutto.

La fase post-raccolta richiede tempestività per evitare la disidratazione dei cotiledoni e l’insorgere di attacchi fungini.La metodologia tradizionale di conservazione, ancora ampiamente adottata, si basa sull’idroterapia, nota localmente come novena. Questo processo prevede la curatura tramite immersione dei frutti in acqua fredda per un periodo variabile tra i sette e i nove giorni, senza l’ausilio di sostanze chimiche. L’induzione di una leggera fermentazione naturale e il successivo asciugamento consentono di stabilizzare il prodotto, prolungandone la conservabilità e mantenendone inalterate le proprietà organolettiche.

I requisiti qualitativi del Marrone di Roccadaspide orientano la produzione verso mercati ad alto valore aggiunto. Nell’industria della trasformazione dolciaria e della confetteria di alta gamma, l’integrità strutturale della polpa e la facilità di pelatura rendono la materia prima ideale per la produzione di marrons glacés e marroni allo sciroppo, processi che richiedono frutti privi di spaccature e capaci di assorbire lo sciroppo zuccherino in modo omogeneo.

In ambito gastronomico e nella ristorazione professionale, latenutaallacotturae ilprofilo aromatico bilanciato consentono l’impiego del frutto sia in preparazioni dolci sia in abbinamenti salati, quali vellutate, farciture per carni da caccia e accostamenti con formaggi stagionati. I frutti di pezzatura minore vengono invece avviati ai processi di essiccazione e successiva molitura per l’ottenimento di farine dolci destinate alla panificazione speciale e alla pasticceria artigianale.


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